Abruzzo da vedere – Castello Piccolomini (Capestrano – L’Aquila)
Visualizzazione 3D – Castello Piccolomini (Capestrano – L’Aquila)
IL CASTELLO PICCOLOMINI
Il Castello Piccolomini sorge al centro del paese, nella parte più alta con la facciata rivolta verso il centro abitato. L’edificio è costruito sui resti di una fortificazione medievale della quale rimane la torre quadrata interna posta in posizione irregolare rispetto al resto del castello.
Visibile è lo stemma della famiglia Piccolomini, che lo ebbe in dono nel 1463 da re Ferdinando e lo conservò fino al 1579.
La planimetria segue il dislivello del terreno ed è di forma quasi trapezoidale con tre torri circolari poste agli angoli. La fortezza è a forma di L con il lato maggiore rivolto verso la piazza; questo lato fu il maggiormente difeso dai costruttori in quanto privo di naturali condizioni di sicurezza, e fu rafforzato da due bastioni circolari posti ai lati e da un fossato che correva lungo le mura. Il castello resistette all’assalto e all’assedio di Braccio da Montone.
Con il restauro del 1924 il fossato è stato ricoperto e sono state sono allineate cinque finestre di stile rinascimentale ad arco acuto in pietra in corrispondenza del primo piano. La facciata principale, esposta ad ovest, ha due torri tonde agli angoli ed un portale architravato con lo stemma della famiglia Piccolomini. L’entrata posteriore conserva l’aspetto antico con l’ingresso protetto da un fossato su cui in origine si calava un ponte levatoio poi sostituito da una scalinata in pietra.
Il cortile interno ospita al centro un pozzo quattrocentesco che ricorda i pozzi aquilani del XV secolo, fiancheggiato da due colonne con capitelli. Larghe scalinate in pietra consentono l’accesso dal cortile ai piani superiori.
All’interno del cortile sono conservati dei monoliti dal peso di circa tre tonnellate con la superficie scolpita con un disegno a forma di H collegato ad una piccola vasca che, a prima vista, sembra raffigurare un uomo a braccia aperte. Per mezzo secolo ci si è interrogati sull’origine e sulla funzione di questi misteriosi manufatti che sono stati trovati unicamente nel territorio abitato nel primo millennio a.C. dal popolo italico dei Vestini Cismontani. La data di produzione dei più antichi tra tali manufatti potrebbe risalire al VII-VI sec. a.C. Alcune ricerche ipotizzano che i monoliti siano basi per sostenere le strutture di legno di torchi realizzati allo scopo di produrre vino da destinare a riti religiosi. Nella maggior parte dei casi i manufatti sono stati trovati lungo percorsi tratturali e presso corsi d’acqua e sorgenti. In quattro casi sono direttamente collegati a templi noti, due dei quali dedicati ad Ercole (fonte: https://www.insegnadelgiglio.it/prodotto/monoliti-torchio-abruzzo-aquilano/).
Salendo sulla torre di sinistra attraverso delle scale piuttosto scoscese è possibile scorgere la splendida vallata. Affacciarsi dalla torre merlata del castello consente di tornare con l’immaginazione a ciò che si sarebbe potuto vedere in epoca medievale e rinascimentale: una distesa di terre coltivabili, boschi, le tre sorgenti del fiume Tirino e un flusso periodico di oltre 30.000 pastori transumanti e circa 3 milioni di pecore.
Il castello, che non a caso fu dominato prima dai Piccolomini e poi dai Medici, assicurava il controllo e la difesa del territorio e vigilava su quello che oggi chiameremmo il grande “business” della lana e della transumanza.
Oggi alcune stanze del Castello Piccolomini ospitano gli Uffici comunali e nell’atrio d’ingresso una riproduzione del Guerriero, fiero “padrone di casa”, accoglie gli ospiti. Alle sue spalle una chicca per nostalgici e appassionati del mondo militare: un piccolo museo militare dedicato alle due grandi guerre.
Basti, selle, casse da maniscalco, cucine da campo, portantine per i feriti, “sandali” per far camminare silenziosamente i muli, racchette da neve per non farli affondare. Ma anche oggetti particolarmente rari come una barella portaferiti che risale al primo conflitto mondiale, una vecchia sella appartenuta ai carabinieri completa di equipaggiamento da combattimento, e una cassa da maniscalco completa di attrezzi utilizzata dal battaglione Monte Berico.
L’ingresso al Castello è generalmente libero e gratuito nelle ore diurne (anche festivi). Per visite guidate si consiglia di contattare l’associazione Proloco di Capestrano. Il piccolo museo militare, con ingresso gratuito, aperto il sabato e nei giorni festivi è gestito dall’Associazione Nazionale Alpini – Sezione di Capestrano, Presidente Giorgio Di Toma (cell. 338/3815789).
IL GUERRIERO DI CAPESTRANO
La fascetta che gira intorno al collo aveva nella vita reale sia una funzione ornamentale che protettiva. Impressionante l’armamento: una spada, un piccolo pugnale dal manico decorato con figure umane, un’ascia che forse è uno scettro, e due lunghe lance. Non da meno è la corazza alla quale il guerriero affidava la sua vita in battaglia: la schiena e il torace, all’altezza del cuore, sono protetti dai famosi dischi-corazza detti kardiophylakes (ossia paracuore), l’addome difeso da una lastra sagomata retta da fasce e cinghie incrociate, le gambe coperte da schinieri, i piedi da calzari. Ma chi era veramente il guerriero? Sul pilastro sinistro che regge la statua c’è una scritta, incisa verticalmente su una sola riga, da leggere dal basso verso l’alto, che ha generato dispute su dispute, appianate di recente dallo studio di alcune iscrizioni ritrovate a Penna Sant’Andrea, vicino Teramo. Essa recita: “me bella immagine fece Anini per il re Nevio Pompuledio”. Svelando così il nome del guerriero ma anche dell’artista.
La stupenda ed affascinante scultura è esposta nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti, Villa Comunale. Il Museo è aperto tutto l’anno, dal martedì alla domenica, con orario 9,00/19,00.
AdM – See more at: http://conoscere.abruzzoturismo.it/news.php?IDNews=613#sthash.VNTa8Hg5.dpuf
La fascetta che gira intorno al collo aveva nella vita reale sia una funzione ornamentale che protettiva. Impressionante l’armamento: una spada, un piccolo pugnale dal manico decorato con figure umane, un’ascia che forse è uno scettro, e due lunghe lance. Non da meno è la corazza alla quale il guerriero affidava la sua vita in battaglia: la schiena e il torace, all’altezza del cuore, sono protetti dai famosi dischi-corazza detti kardiophylakes (ossia paracuore), l’addome difeso da una lastra sagomata retta da fasce e cinghie incrociate, le gambe coperte da schinieri, i piedi da calzari. Ma chi era veramente il guerriero? Sul pilastro sinistro che regge la statua c’è una scritta, incisa verticalmente su una sola riga, da leggere dal basso verso l’alto, che ha generato dispute su dispute, appianate di recente dallo studio di alcune iscrizioni ritrovate a Penna Sant’Andrea, vicino Teramo. Essa recita: “me bella immagine fece Anini per il re Nevio Pompuledio”. Svelando così il nome del guerriero ma anche dell’artista.
La stupenda ed affascinante scultura è esposta nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti, Villa Comunale. Il Museo è aperto tutto l’anno, dal martedì alla domenica, con orario 9,00/19,00.
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Il Guerriero di Capestrano è il più celebre guerriero italico, “icona” simbolo dell’Abruzzo e della sua identità.
E’ l’immagine di un re, il re Nevio Pompuledio, che si ergeva in origine in cima al suo tumulo sepolcrale della necropoli presso Capestrano.
Il re guerriero ha in testa un elmo da parata con larga tesa e cresta di piume; sul petto e sul dorso i dischi-corazza a protezione del cuore. Ha la spada nel fodero, con l’elsa decorata e due lance raffigurate nei pilastri laterali. La mano destra tiene una scure sacrificale. Indossa gioielli al collo e agli avambracci, ostentando la sua ricchezza e il suo potere.
Le braccia ripiegate sul petto con le mani aperte e il pollice divaricato si ripetono in tutte le statue di principi piceni in segno di regalità e sacralità.
Ma il Guerriero, ricavato da un unico blocco di pietra calcarea di cava locale, ha un’imponenza fuori dal comune, è alto due metri e ampio quasi 135 cm: “ha il carattere eroico e quasi soprannaturale, nella sua nudità, così ha accolte ed espresse tutte le reali qualità di guerriero di razzae non di guerriero Italico ma in sublimata immagine” (cit. G. Moretti).
Il ritrovamento, nel 1934 in località “Cinericcio”, avviene casualmente da parte di Michele Castagna, soprannominato per questo “Ju mammocce”.
Accanto alla statua fu rinvenuto un busto di donna nota come “La dama di Capestrano”, probabile consorte o figlia del guerriero.
Entrambe le sculture sono esposte nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti, in un suggestivo spazio espositivo creato da Mimmo Paladino.
Sul palcoscenico del museo va in scena un’opera affascinante che va “al di là del tempo”: il guerriero di Capestrano continua con fierezza ad incitare il suo popolo all’orgoglio ed al coraggio.
Nei due pilastrini laterali che sorreggono il guerriero sono incise due lance, una delle quali reca un’enigmatica iscrizione riconducibile ad una lingua di tipo osco-umbro arcaico, “MA KUPRI KORAM OPSUT ANANIS RAKI NEVII”. Una interpretazione accreditata fornisce questa traduzione: “me bella immagine fece Ananis per il re Nevio pompuleio”. Ma altre numerose interpretazioni forniscono soluzioni diverse, lasciando l’iscrizione avvolta ancora oggi nel mistero.
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