Abruzzo da vedere – Chiesa di Santa Maria ad Cryptas
La chiesa di Santa Maria ad Cryptas è una delle chiese di Fossa, comune in provincia dell’Aquila, dichiarata monumento nazionale nel 1902.
La chiesa di Santa Maria ad Cryptas si trova, come molte altre chiese abruzzesi, in un luogo isolato, a circa un chilometro dal paese di Fossa e a qualche chilometro dall’abbazia di Santo Spirito ad Ocre, di cui fu dipendenza per un certo periodo.
Probabilmente sorge su un luogo già dedicato al culto della dea Vesta, il culto alla divinità femminile si è trasformato, nel corso dei secoli, in quello mariano.
Il primo edificio è sorto, probabilmente nel IX o nel X secolo d.C. secondo i canoni dell’architettura romano-bizantina.
Su questa struttura, nel XIII secolo, fu eretto un nuovo edificio religioso secondo lo stile gotico-cistercense, ad opera di maestranze benedettine.
Un terremoto, nel 1313, causò il crollo della parete sinistra e danni alla copertura, rifatta a capriate mentre l’originale era a volte.
Fu in tale occasione costruito un rinforzo a valle, mediante un muro di controspinta interrato lungo tutto il lato e due piloni di appoggio in travertino concio, e aperto il nuovo portale.
Il tempio fu poi ulteriormente rinnovato e restaurato nel corso dei secoli successivi, eppure oggi si presenta secondo i caratteri originari duecenteschi.
Aspetto esterno
La muratura esterna si compone di file di pietre quadrate, tra le quali sono presenti resti ed elementi provenienti dagli edifici della antica città romana di Aveja, sul cui sito sorge l’attuale Fossa.
La facciata è a capanna, il prolungamento sul lato sinistro è costituito dal rinforzo aggiunto nel XIV secolo.
Presenta un portale, ad arco acuto con leoni in pietra e pilastri, che, pur conservando le caratteristiche proprie dell’arte abruzzese, è uno dei primi esempi locali ispirato alle forme gotiche. È composto da due pilastri a fascio rivestiti sui lati da colonnine alte e sottili a forma cilindrica poggianti su basi e culminanti in capitelli decorati a piccolo rilievo con rosoncini, fiori e palme. Due leoni erano adagiati sui capitelli, rimane oggi solo quello di sinistra, un terzo è sul culmine dell’archivolto dal carattere acuto depresso.
Nella lunetta doveva essere in origine un affresco corroso dal tempo; ne rimangono poche tracce del disegno preparatorio, un graffito color rosso.
La finestra che sormonta il portale è sproporzionata e stonata rispetto alla facciata, è stata aggiunta in secoli più recenti.
La terminazione posteriore è tronca, ha un frontone triangolare e due aperture, una lunga e stretta a doppia strombatura in basso, ed una piccola quadrata in alto; i lati della chiesa presentano ciascuno due finestre a doppia strombatura, lunghe e strette, che mantengono l’originario stile borgognone.
Interno
L’interno segue il modello cistercense con una sola navata divisa in tre campate conclusa da un presbiterio di forma quadrata.
La navata termina con un grande arco a sesto acuto sorretto da pilastri che immette nel presbiterio. Rialzata su tre gradini, di forma quadrata, la zona absidale è coperta da una volta a crociera divisa da quattro costoloni poggianti su altrettante colonnine cilindriche poste agli angoli dell’abside.
Non tutti gli elementi di questo spazio sono stati realizzati nello stesso tempo e dalla stessa mano; si notano differenze stilistiche tra i capitelli delle colonnine, vicini allo stile del portale, e i costoloni sagomati.
Le pareti laterali sono divise da lesene in tre campate; in quella di sinistra una delle lesene è sostituita da una semicolonna classica poggiante su base attica, probabile elemento architettonico proveniente dalla città di Aveja.
La copertura è in capriate in legno ma in origine è probabile che fosse in muratura.
A testimoniarlo stanno gli accenni di archi e i pilastri di sostegno per gli archi che fanno supporre l’avvio di una volta a botte a sesto acuto, simile a quella di San Pellegrino a Bominaco; è probabile che essa sia crollata a causa del terremoto del 1313, poi sostituita dalle capriate ancora oggi presenti.
La parete sinistra è affrescata con un ciclo di scuola umbro toscana, databile alla seconda metà del XIV secolo, dedicato alla vita della Madonna; la sequenza degli affreschi si legge dall’alto in basso e da sinistra a destra.
Al registro superiore della prima campata sono raffigurate l’Annunciazione e la Natività.
Al registro inferiore la prima scena è notevolmente danneggiata e non riconoscibile, la seguente raffigura la Malattia della Vergine.
Al di sotto due votivi raffiguranti la Madonna col Bambino, si sovrappongono parzialmente a quest’ultimo affresco, sono probabilmente opera di pittori locali tardo quattrocenteschi.
Al registro superiore della seconda campata sono raffigurate la Morte della Vergine e il Trasporto del corpo di Maria da parte degli Apostoli.
Al registro superiore della seconda campata sono raffigurate la Deposizione della Vergine e l’Assunzione di Maria.
Al centro delle scene è stata edificata una raffinata cappella che ospita un’Annunciazione datata 1486 di Sebastiano di Nicola da Casentino, tra i maggiori rappresentanti del rinascimento abruzzese, come testimonia l’iscrizione riportata in basso al dipinto: QUISTI SANTI ELLA CHAPPELLA A PEGNERE ANTONIO DE PAULU DE FOSSA – SEBASTIANO PISIS 1486 e risente molto dell’influenza delle scuole umbra e toscana.
Le caratteristiche somatiche dei personaggi, la delicata bellezza nel raffigurarli sono tipici aspetti dell’arte umbra; il tema trattato e la disposizione delle figure sono tipici dell’arte fiorentina, così come l’espediente di utilizzare un elemento strutturale, come il leggio di legno, per dividere lo spazio all’interno della scena.
Nello spessore dell’arco sono raffigurati San Sebastiano, San Bernardino da Siena, San Giuliano l’Ospitaliere e una Santa con lancia.
Sempre estranee al ciclo sono le pitture votive che si trovano ai lati della Cappella, datate al 1506, a sinistra una Madonna col Bambino, di ingenua mano; a destra un Santo non riconosciuto e Sant’Antonio da Padova.
La terza campata della parete sinistra è per larga parte occupata da un’edicola dei primi anni del XVI secolo.
Qui rimangono del ciclo originario solo gli affreschi al registro superiore, raffiguranti l’Incontro presso la Porta Aurea e San Gioacchino tra i pastori.
In basso, estranea al ciclo, una Persona deposta in un sarcofago.
Negli angoli del fronte dell’edicola rivolto verso la chiesa sono effigiati Santa Caterina d’Alessandria e San Rocco, al centro l’Agnus Dei.
Sul lato rivolto verso la parete destra è raffigurato uno stemma e, al centro, si legge la scritta AVE MARIA GRATIA PLENA.
All’interno dell’edicola, sul lato della parete di sinistra, è raffigurato l’Incontro tra la Vergine e Sant’Elisabetta.
Nel cielo dell’edicola è raffigurata l’Incoronazione della Vergine, agli angoli i Simboli dei quattro Evangelisti.
Sulla parete dell’arco trionfale, ora contenuta all’interno dell’edicola e campita da un altare in stucco era una pregevolissima Madonna del Latte, tempera su legno tra le più antiche d’Abruzzo, datata e firmata Gentile da Rocca datata 1283, l’originale è conservato al Museo Nazionale d’Abruzzo de L’Aquila.
Sul fronte del suppedaneo del trono si legge: A(nno) M CC OCTOGESIMO III GENTIL(ìs) D(e) ROCCA ME
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