In E-Bike sul tratturo Magno fino alla Cascata di Stiffe e al Lago Sinizo
In E-Bike sul tratturo Magno fino alla Cascata di Stiffe al Lago Sinizo, Peltuinum e Castel Camponeschi
ITINERARIO
San Demetrio – Peltuinum – Tussio – Castel Camponeschi – Ripa Fagnano – Stiffe – Lago Sinizzo – San Demetrio.
DESCRIZIONE ITINERARIO: Partenza dal piccolo borgo di San Giovanni, una delle sette “ville” che costituiscono il comune di San Demetrio ne’ Vestini. Percorreremo una strada bianca, con qualche passaggio un po più impegnativo, che attraversa quella che i locali chiamano Valle dell’Inferno. Scarsamente coltivata, la valle mantiene un aspetto integro e selvaggio.
Arriveremo quindi su un Pianoro, dove lo sguardo abbraccerà le Catene del Velino Sirente, della Majella e infine anche del Gran Sasso. Attraverseremo sentieri di terra battuta, tra distese di erba brulla dove spicca la fioritura di orchidee spontanee e di cardi selvatici, fino ad arrivare all’antica città romana di Peltuinum.
Distrutta dalle invasioni barbarica e definitivamente abbandonata a seguito di un forte terremoto intorno all’anno 1000, mostra ancora i resti delle cinta murarie, del Tempio probabilmente dedicato al dio Apollo e del Teatro. Attraversata dal Regio Tratturo Magno, fu abitata anche nel Medio evo da un gruppo di Benedettini che eressero un convento sul margine sinistro della città, sfruttandone le mura di cinta.
Da li, raggiungeremo il piccolo ma grazioso borgo di Tussio. Dopo aver attraversato uno dei suoi bianchi vicoli selciati e sfiorato l’austera Torre Campanaria, ci inoltreremo tra folti boschi con la speranza di avvistare qualche volpe, cervo, capriolo o altri animali selvatici.
Dal bosco usciremo, solo parzialmente, nei pressi del borgo fortificato di Castel Camponeschi. Costruito su un piccolo promontorio in risposta alle esigenze di protezione dalle incursioni barbare, fu completamente abbandonato negli anni ’60. Oggetto di interventi di riqualificazione negli anni ’90, di nuovo abbandonato a se stesso in seguito al terremoto del 2009, oggi è in attesa di un progetto di ristrutturazione che possa finalmente dargli la visibilità che merita.
Ci inoltreremo di nuovo tra i boschi, per il tratto più “wild” dell’escursione… Percorreremo una lunga valle isolata, completamente immersi nel silenzio e senza interferenze antropologiche se non quelle legate all’agricoltura sostenibile…
Alla fine di questo percorso, riemergeremo alla civiltà, con i suoi paesi, le sue strade asfaltate e qualche sporadica automobile. Attraverso strade secondarie arriveremo al piccolissimo borgo di Stiffe, ai piedi delle famose Grotte. Come uno scrigno, il borgo nasconde un piccolo tesoro… dietro le ultime case addossate alla montagna, un piccolo suggestivo sentiero ci porta alla Cascata originata dallo stesso fiume Gamberale che ha scavato e modellato le Grotte… un luogo magico, carico di energia positiva… rilassante ed energizzante al tempo stesso!
Di nuovo in sella, percorriamo pochi km tra strade asfaltate secondarie e sentieri sterrati fino a raggiungere il paese di San Demetrio ne Vestini. Attraversando alcuni vicoli periferici, ci dirigiamo verso il Lago Sinizzo, un piccolo laghetto di probabile origine vulcanica. Di forma circolare, circondato da boschi che lo abbracciano da tutte le parti, alimentato da due sorgenti di acqua potabile, il laghetto è un’oasi di biodiversità unica nel suo genere. Le sue acque trasparenti, cambiano in continuazione le sfumature di colore, e le diverse ore del giorno e le diverse stagioni, le diverse angolazioni, vestono il lago di una luce ogni volta diversa, regalando agli amanti della fotografia infinite possibilità di scatti.
Ancora un paio di km tra boschi e sentieri, e torniamo al borgo di San Giovanni, da dove siamo partiti.
Approfondimenti
Peltiunum
Lungo le vallate dell’Appennino centrale, traversate dalla via Claudia Nova che congiungeva la salaria con la Valeria, Peltuinum sorge su un pianoro sopra l’altopiano di Navelli, presso Piana d’Ansidonia. Si ritiene abitata all’inizio dal popolo dei Vestini e in seguito occupata dai Romani.
I Vèstini erano un popolo italico di lingua osco-umbra, stanziatasi in una vasta zona che comprendeva l’attuale Altopiano delle Rocche e la valle dell’Aterno fino al Mar Adriatico.
Entrati in conflitto con la Repubblica romana alla fine del IV sec. a.c., dovettero soccombere e allearsi con Roma, conservando a lungo un’autonomia interna fino a quando, nel I sec. a.c., venne estesa a tutti gli Italici la cittadinanza romana.
Ciò venne deciso in seguito alla Guerra sociale alla quale avevano preso parte anche i Vestini, accelerò il processo di romanizzazione del popolo, che venne inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma.
Dopo il trattato del 302 a.c., le città vestini di Aveia e Peltuinum furono semplicemente annesse alla Repubblica Romana.
I loro territori furono intensamente colonizzati, soprattutto nell’epoca di Silla; a partire da allora la romanizzazione degli Italici procedette velocemente, come attesta la rapida scomparsa delle loro lingue, sostituite dal latino.
Del sito della città di Peltuinum si ha memoria per il toponimo della chiesa medioevale costruita col materiale romano ai bordi del perimetro urbano antico: S.Paolo di Peltuino, costruita tra l’altro su un antico tempio pagano di cui sono evidenti i resti
La città di Peltuinum è situata tra la valle dell’Aterno e quella del Tirino, naturali vie di attraversamento dell’Appennino Abruzzese.
Il sito archeologico, a pochi km da Bominaco, è incluso nei territori di Prata d’Ansidonia e San Pio delle Camere
Alla fase di abbandono del sito seguì come al solito la spoliazione di tutto ol materiale edilizio.
Lo confermano i numerosi frammenti rinvenuti di decorazioni architettoniche, capitelli, colonne, grandi blocchi calcarei, sicuramente provenienti dagli edifici della città romana, riutilizzati nelle chiese e nei castelli medievali della vallata.
In particolare se ne scorgono ampi resti nelle chiese di San Paolo a Peltuinum, che conserva al suo interno due colonne romane con capitelli, oltre ai numerosi blocchi calcarei asportati dal sito, nonchè nelle chiese di Prata d’Ansidonia e di Bominaco.
Della città si conservano resti di lunghi tratti delle mura di cinta e della porta occidentale, di cui restano anche alcuni bastioni turriti per la protezione della città.
Dalla porta occidentale, ancora visibile, si raggiungeva la piazza del foro situata nella zona sud.
Degli edifici pubblici attestati dalle fonti si conserva solo il teatro di età augustea che, contrariamente all’uso, è esterno alle mura.
La cavea, cosi come ad Amiternum, è ricavata sfruttando in parte il pendio naturale, all’uso greco, misto però al sopraelevato, all’uso romano.
GLI SCAVI
Gli scavi di Peltuinum romana sono iniziati nel 1983 nel pianoro su cui affioravano alcune rovine. Una prima serie di campagne di scavo della “Cattedra di Topografia dell’Italia antica” dell’Università “La Sapienza” di Roma, unitamente alla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo e alla Comunità Montana Campo Imperatore-Piana di Navelli, ha riguardato il tempio forense e parte del teatro, oltre a varie domus scavate e ricoperte, tanto per cambiare, per mancanza di fondi e per conservazione del sito evitando il saccheggio.
Gli scavi dell’anno successivo, nel 1984, hanno portato alla luce il perfetto coordinamento tra tempio, portico e teatro, rivelando le funzioni degli edifici pubblici con competenze religiose, amministrative e giudiziarie.
La documentazione stratigrafica del sito mostra un continuum di trasformazioni che va dall’età augustea alla metà del IV sec. d.c.
Le campagne di scavo successive hanno eseguito lo scavo ed il restauro dell’area interessata dai resti monumentali del tratto più avanzato delle fortificazioni occidentali e del complesso tempio-portico-teatro.
PELTUINUM ROMANA
Ricostruita dai romani che, secondo l’uso consueto, l’avevano conquistata dopo la rivolta delle città italiche contro Roma, l’avevano quindi distrutta a monito di tutte le città rivoltose, ma poi venne riedificata con larghi mezzi per farne un centro ricco e romanizzato.
La città aveva un piano regolatore unitario e ordinato, con strade che si incrociavano ad angolo retto che delineavano edifici geometrici: pubblici, sacri e abitativi, entro mura fornite di torri. Sebbene le strutture private antiche e le abitazioni siano state parzialmente distrutte da secoli di aratura del terreno, restano ben visibili le strutture pubbliche.
Indirizzo e contatti

